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di Enrico Deregibus
Le targhe che il Premio Tenco assegna ai migliori dischi dell'anno sono certamente i riconoscimenti più prestigiosi nella musica del nostro paese. Vincerne due contemporaneamente non è cosa solita. Sino ad oggi è capitato solo a Fabrizio De Andrè, Paolo Conte e, quest'anno, a Samuele Bersani, con Caramella Smog e Cattiva, album e canzone dell'anno. In un piovoso pomeriggio sanremese ci siamo fatti raccontare dal cantautore romagnolo le sensazioni, i pensieri. Peccato che la trascrizione delle risposte non possa far trasparire l'ironia sottesa a certe frasi. Facciamo affidamento sull'immaginazione del lettore.
Al Tenco avevi già vinto nel 2000 con l'album L'oroscopo speciale... Sì, era stato molto importante per me. Quest'anno è ancora più emozionante vincere in due categorie così importanti, anche perché ho solo 34 anni. Fa piacere essere apprezzato da chi ascolta tanti dischi e lavora in questo settore. E' però importante allo stesso modo anche riempire i teatri. Poi, tra i miei dischi Caramella smog è veramente quello che amo di più. So che si dice sempre così, ma penso davvero che sia così. Resto convinto che questo sia l'album in cui ho raccolto più idee, in cui non mi sono parlato addosso come mi era capitato a volte in passato. Ho guardato all'esterno, che è anche un modo per collocarsi. E poi per la prima volta l'ho fatto con un chitarrista.
La lavorazione com'è stata? Sono partito dal niente. E il mondo era anche diverso quando sono entrato in studio, era prima dell'11 settembre. Penso anche che sia davvero irripetibile come esperienza, perché sono stato 16 mesi immerso a lavorarci con Roberto Guarino, quotidianamente. A un certo punto ho dovuto investirci anche soldi miei perché non l'avevo finito. Non mi torneranno più indietro. Ma chi se ne frega. Quando sono tornato a Bologna dopo 16 mesi mi sembrava di essere uscito da un'influenza.
Se fossi stato tu nella giuria del Tenco chi avresti votato? Mah, d'istinto mi viene da dire Morgan. Ha fatto un disco che ha un suo perché, un suo senso, lontano da imposizioni discografiche. Per il resto sinceramente non saprei, dovrei avere sottomano l'elenco dei dischi che sono usciti. Ce ne sono tanti, forse troppi.
E tu che disco avresti voglia di fare adesso? Mi piacerebbe un disco solo musicale, senza parole. Si è sempre parlato dei miei testi, e mi fa piacere, certo. Però io paradossalmente mi ritengo più musicista e vorrei una volta essere libero dalla metrica per fare anche musiche diverse da quelle che ho fatto finora.
Ad esempio, con un'orchestra? In tournée mi piacerebbe una situazione unplugged, con strumenti a fiato, molto pianoforte, molta chitarra classica. Sarà il definitivo invecchiamento del soggetto in questione! Ma io parto dalla musica classica e vorrei tornarci. Dalla mia vita privata vorrei invece meno pigrizia, mi vorrei più dinamico, sportivo. Sto tornando a vivere dalle mie parti e questo sicuramente influirà su quel che scriverò. Poi vorrei continuare a fare l'autore, visto che negli ultimi anni le cose scritte per altri mi hanno dato molte soddisfazioni. Recentemente ho scritto un brano con Sergio Cammariere per il suo nuovo disco, è un testo che mi rappresenta molto.
Come vi siete conosciuti? Il rapporto è nato da una reciproca curiosità. Sono andato a vederlo l'anno scorso a luglio in concerto e ho visto confermata l'idea che avevo di lui. E poi mi ha colpito molto il lato umano. E' venuto in modo molto semplice da me per scrivere Se ti convincerai che ho messo nel mio disco. E poi mi ha dato due musiche sue e io ne ho scelta una in cui sentivo di poter stare dentro. E' stato facile scrivere il testo, anche se non ho mangiato cinque giorni, mi ci sono proprio svuotato dentro. C'è l'idea di andare avanti a collaborare perché secondo me funzioniamo bene assieme, siamo interscambiabili.
Lei ha definito il cantautore una razza in via d'estinzione... Sì, sicuramente. Così come la fruizione della musica sta cambiando tanto. Il passaggio dal vinile alla suoneria del telefonino è notevole. Appartengo a una generazione di sfigati che si sono sempre trovati a metà della rivoluzione, mai alla fine, quando si può capire come vanno le cose. Per fare un esempio: io sono del '70, la prima volta che ho potuto fare l'amore c'era già l'Aids. Ma per altri versi ho potuto vedere anche quel che c'era prima dal punto di vista sociale, culturale, politico. Ho visto un'Italia senza Berlusconi, per dire.
(3 novembre 2004)
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