SAMUELE BERSANI: "LUCIO DALLA MI FACEVA VENDERE MAGLIETTE"
di Giovanni Bogani
Gli esordi con Lucio Dalla, passati a vendere magliette prima di salire su un palco; le collaborazioni con Aldo, Giovanni e Giacomo e con Leonardo Pieraccioni; l'ultimo disco, la canzone su Enzo Baldoni, il giornalista ucciso in Iraq. Il "no" deciso a un'altra partecipazione a Sanremo. Questo e altro, nel racconto di Samuele Bersani.........
Samuele, cominciamo proprio dagli inizi. Come cominciò tutto, ormai dieci anni fa? Quanto devi a Lucio Dalla?
"Moltissimo. Io avevo fatto una canzone di sei minuti, 'Il mostro'. Nessuna radio la programmava, perché era stata registrata in casa e perché durava un'eternità. Una volta telefonai a una radio e dissi: 'sono Paolo da Pesaro, vorrei sentire la canzone di Bersani'… così, almeno una volta, l'ho sentita in radio".
Poi?
"Io credevo ugualmente di essere il più bravo cantante del mondo: la cantai in una festa, dei tipi la ascoltarono, il giorno dopo mi proposero un contratto con Lucio Dalla. Puoi immaginarti la felicità!".
Ti portò con sé nei concerti?
"Sì, ma per vendere le magliette con lo sponsor scritto sopra. Lo feci per un mese, ero distrutto. Una sera Dalla mi dice, d'improvviso: sali su che stasera suoni. E tutto iniziò".
Dieci anni e più di carriera, fino all'ultimo disco, "L'aldiqua". Dove c'è una canzone dedicata a Enzo Baldoni. Che cosa, tra le molte storie tragiche della cronaca recente, ti ha spinto a raccontare questa storia?
"Gli occhi dei suoi figli, quando li ho visti al telegiornale. Mi hanno commosso, mi hanno sconvolto, sembrava che non si rendessero ancora conto. Ho pensato agli occhiali di Baldoni, ho pensato alla sua vita, al suo impegno. Sono finito sul suo blog. E ho provato il desiderio di raccontare la sua storia, anche se solo in una canzone".
Chi o che cosa ti hanno più influenzato nel tuo lavoro? Scrittori, cantanti, chi?
"Forse Calvino e Rodari, di cui ho letto moltissimo da ragazzo. O forse De André e Battiato, che ho ascoltato da adolescente. C'è più insegnamento, più vita e più letteratura in una delle loro canzoni che in molti racconti e romanzi di oggi, direi".
La bellezza. Diciamolo, sei bello. Ti ha aiutato questa cosa, nel tuo lavoro?
"E' un vantaggio, ma anche uno svantaggio. Non sono ipocrita, un po' aiuta. Ma se avessi avuto una faccia più balorda, forse avrebbero prestato più attenzione alle mie canzoni. Sul palco mi lanciavano gli orsacchiotti di peluche, anche nelle canzoni più dure, più tragiche: e io li rimandavo indietro; mica volevo essere quello degli orsacchiotti di peluche".
Prima la musica o prima le parole?
"Prima la musica. Per me la musica è la scenografia dentro cui si muovono gli attori, le parole. Senza la musica non esiste niente. Però con i giornalisti mica puoi parlare di un accordo di settima diminuita! Per quello sembra sempre che il nostro lavoro sia fatto solo di parole".
E come cominci a pensare una musica?
"Come se fosse un'immagine. Io la musica la vedo".
Vivi a Bologna. Che è pur sempre provincia. Meglio o peggio?
"Meglio. Lo dimostra il fatto che ci sono tanti musicisti a Bologna e dintorni. Non che io li frequenti, ma mi piace una dimensione più calma per pensare alle canzoni".
Amici?
"Uno: Pacifico".
Sanremo?
"No. Per me Sanremo è il passato. A me interessano i concerti".
Le tue canzoni le ami sempre oppure sei critico?
"Sono il primo a fare skip nei miei cd, quando li ascolto. Sopporto solo alcuni brani".
Le tue canzoni sono state usate dal cinema. Bene o male?
"Bene da Aldo, Giovanni e Giacomo.
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